La creazione dell'Uomo

Da Ufopedia.

Ne “Il libro perduto del dio Enki” si parla della creazione dell’Uomo (i tempi sono misurati in Shar, un periodo orbitale di Nibiru, pari a 3600 anni terrestri). Secondo Zecharia Sitchin la situazione descriverebbe la creazione dell'Homo Sapiens Sapiens (cioè di tutti gli uomini sulla Terra, bianchi, neri, mediorientali, cinesi, indiani), ma secondo alcuni ufologi descriverebbe solo la creazione dei neri africani (i Sumeri si chiamavano coll'espressione "popolo dalla testa nera" che sarebbe da interpretarsi "popolo dalla faccia nera"):

Prima parte

Quinta tavoletta, pag.131

« Questo è ora il racconto di come venne fondata Bad-tibira (la città sumerica di Ninurta, dedita alla fusione dell’oro, n.d.r.), la Città del Metallo, e di come, nel quarantesimo Shar, gli Annunaki si ammutinarono nell’Abzu (in Zimbabwe). Nel venticinquesimo Shar, Anzu (primo comandante della Stazione su Marte) venne giudicato e giustiziato. L’inquietudine degli Igigi (i 300 Annunaki assegnati alla navicella spaziale e alla Stazione su Marte) si placò, pur rimanendo sempre latente. Marduk (primogenito di Enki e Damkina, venerato come Ra in Egitto) venne inviato su Lahmu (Marte), per risollevare lo spirito degli Igigi, per aver cura del loro benessere. I cambiamenti sulla Terra vennero discussi da Enlil (capo della colonia terrestre degli alieni) ed Enki, valutarono come evitare disordini sulla Terra. Le soste sulla Terra sono troppo prolungate, commentavano. Chiesero consiglio a Ninmah (sorellastra di Enki ed Enlil, capo ufficiale medico degli Annunaki); furono allarmati dal cambiamento della sua espressione. L’oro deve fluire a Nibiru ancora più velocemente, la salvezza deve essere assicurata più in fretta! Tutti furono concordi. Ninurta (primogenito di Enlil e dio sumerico protettore di Lagash) conosceva bene le viscere del pianeta; rivolse parole di saggezza agli anziani: Che venga creata una Città del Metallo, dove fondere e raffinare il minerale che contiene l’oro. Così dalla Terra si dovranno sollevare carri meno pesanti. Ogni navicella spaziale potrà così portare più oro, ci sarà anche spazio perché gli Annunaki possano far ritorno a Nibiru, che siano sostituiti da forza nuova! Enlil, Enki e Ninmah erano favorevoli al suggerimento di Ninurta. Anu venne consultato e dette il suo consenso. Nell’Eden (Sumer, Irak meridionale) venne progettata la Città del Metallo, Enlil insistette per collocarla in quel luogo! Venne costruita con materiale proveniente da Nibiru, con strumenti provenienti da Nibiru venne attrezzata. Tre Shar (10.800 anni) durò la costruzione, Bad-Tibira venne chiamata. Ninurta, che aveva dato il suggerimento, fu il suo primo comandante. Il flusso d’oro a Nibiru venne così facilitato e reso più veloce. Coloro che erano arrivati sulla terra e su Lahmu all’inizio dei Tempi Remoti a Nibiru ora facevano ritorno; Alalgar, Abgal e Nungal (piloti di navicella spaziale) erano fra loro. I nuovi arrivati che li avevano sostituiti erano più giovani e impazienti. Ai cicli della Terra e di Lahmu e agli altri rigori non erano abituati. Su Nibiru, da dove erano giunti, la frattura nell’atmosfera si stava sanando. I giovani non conoscevano le grandi calamità sul pianeta e nei suoi cieli. Erano entusiasti in particolare dell’eccitazione e dell’avventura legata alla missione dell’oro! Come previsto da Ninurta, vennero consegnati i minerali provenienti dall’Abzu. Vennero fusi e raffinati a Bad-Tibira, e vennero infine inviati a Lahmu a bordo di navicelle spaziali. Da Lahmu, l’oro puro venne consegnato a Nibiru a bordo di Carri Celesti. Come previsto da Ninurta, l’oro fluì dall’Abzu fino a Nibiru. Ciò che non era stato previsto era la rivolta dei nuovi Annunaki sfruttati nell’Abzu! Adire la verità Enki non prestava attenzione a quanto accadeva intorno a lui. Nell’Abzu la sua attenzione era focalizzata su altre cose. Nell’Abzu restò affascinato da tutto ciò che vi cresceva e viveva. Desiderava conoscere e comprendere le differenze fra ciò che vi era su Nibiru e ciò che vi era sulla Terra. Desiderava scoprire in che modo le malattie erano causate dai cicli della Terra e dell’atmosfera. Eresse perciò nell’Abzu, accanto alle acque zampillanti, un luogo meraviglioso per studiare. Lo attrezzò con ogni sorta di strumenti e di equipaggiamento. Chiamò il luogo Casa della Vita, vi invitò suo figlio Ningishzidda. Forgiarono insieme formule sacre, minuscoli ME (oggetti simili a dischetti per computer), che possedevano i segreti della vita e della morte. Cercarono di svelare i misteri della vita e della morte delle creature della Terra (studiarono la biologia della flora e fauna locali). Enki era affascinato in particolare da alcune creature. Vivevano fra gli alberi alti, usavano le zampe anteriori, come se fossero mani. Nell’alta vegetazione della steppa si vedevano strane creature; sembravano camminare in posizione eretta. Enki era assorto in questi studi; non notava perciò quanto stava accadendo fra gli Annunaki. Il primo ad accorgersene fu Ninurta: osservò una diminuzione dell’estrazione del minerale aureo a Bad-Tibira. Enlil inviò allora Ninurta nell’Abzu, per scoprire quanto stava succedendo. Ennugi, il Capo Ufficiale, lo accompagnò agli scavi. Con le proprie orecchie udì le lamentele degli Annunaki. Dicevano calunnie e si lamentavano, degli scavi si lagnavano. La fatica è insopportabile! Così dissero a Ninurta. Ninurta riferì a suo zio Enki. Che sia convocato Enlil! Così disse Enki. Enlil giunse allora nell’Abzu, venne ospitato in una dimora nei pressi delle miniere. Provochiamo Enlil nella sua dimora! Così urlarono gli eroi minatori. Che ci sgravi dal lavoro pesante! Dichiariamo guerra, con le ostilità guadagnamoci il riposo! Così altri urlarono. Gli Annunaki della miniera dettero ascolto alle parole di incitamento, incendiarono i loro strumenti, dettero fuoco alle asce. Attaccarono Ennugi, il Capo Ufficiale della Miniera, lo catturarono nelle gallerie della miniera. Lo trascinarono con loro, si fecero strada fino alla porta dell’eroe Enlil. Era notte, a metà del turno di guardia. Circondarono la casa di Enlil, come torce brandivano i loro attrezzi in fiamme. Kalkal, il guardiano del cancello, sprangò la porta e Nusku si svegliò. Nusku, visir di Enlil, svegliò il suo padrone, lo fece alzare dal letto e così gli parlò: Mio signore, la tua casa è circondata, Annunaki in rivolta sono giunti alla tua porta! Enlil convocò Enki, Enlil convocò Ninurta alla sua presenza: Cosa vedono i miei occhi! E’ contro di me che si ribellano? Così diceva loro Enlil: Chi è l’istigatore di queste ostilità? Gli Annunaki restarono compatti: Ciascuno di noi ha dichiarato guerra! La fatica eccessiva ci ha distrutti, troppo pesante era il lavoro, troppa la sofferenza! Ecco cosa dissero a Enlil. Enlil irradiò notizia dell’accaduto ad Anu. Di cosa è accusato Enlil? Chiese allora Anu. Non è Enlil, bensì il lavoro a creare problemi! Così riferì Enki ad Anu. Ogni giorno levavano grandi lamenti, li sentivamo bene! L’oro si deve estrarre! Diceva Anu. Il lavoro deve continuare! Liberate Ennugi per poterlo consultare! Così disse Enlil agli Annunaki ostili. Ennugi venne liberato; così parlò allora Ennugi ai capi: Da quando il calore sulla Terra è aumentato, la fatica si è fatta atroce, insopportabile! Che i ribelli facciano ritorno a Nibiru, che nuovi eroi arrivino in vece loro! Così disse Ninurta. Sai forse creare nuovi attrezzi? Chiese Enlil ad Enki. Così da evitare agli eroi la permanenza nei tunnel? Convochiamo mio figlio Ningishzidda, desidero consultarmi con lui! Rispose allora Enki. Convocarono Ningishzidda, giunse dalla Casa della Vita. Enki si consultò con lui, fra loro scambiarono parole. Una soluzione c’è! Così asserì Enki: Lasciateci creare un Lulu, un Lavoratore Primitivo, che sia lui a portare il giogo. Che sia lui a sopportare le fatiche degli Annunaki! I capi assediati erano stupefatti, erano davvero ammutoliti. Chi aveva mai sentito di un Essere creato ex-novo, di un lavoratore in grado di svolgere il lavoro degli Annunaki? Convocarono Ninmah, colei che sapeva molte cose sulla guarigione e sul soccorso. Le ripeterono le parole di Enki: Chi ha mai sentito una cosa del genere? Così le chiesero. Nessuno ne ha mai sentito parlare! Così disse ad Enki. Tutti gli esseri sono discesi da un seme. Nel corso del tempo un essere si è sviluppato da un altro, nessuno è mai nato dal nulla! Hai ben ragione mia cara sorella! Disse Enki, sorridendo. Rivelo a tutti voi un segreto dell’Abzu: l’Essere di cui avete pronunciato il nome esiste già! Bisogna soltanto fissargli sopra la nostra immagine, l’immagine degli dèi. Un Lulu, un Lavoratore Primitivo, sarà così creato! Così disse loro Enki. Prendiamo perciò una decisione, date la benedizione al mio piano: che sia creato un Lavoratore Primitivo, che sia creato grazie al segno della nostra essenza! »

Seconda Parte

Sesta tavoletta, pag.139

« Creare un lavoratore primitivo, crearlo grazie al segno della nostra essenza! Così disse Enki ai capi. L’Essere di cui avete pronunciato il nome esiste già! Così Enki rivelò loro il segreto dell’Abzu. Con stupore gli altri capi prestarono ascolto alle parole di Enki, dalle sue parole rimasero affascinati. Vivono creature nell’Abzu, disse Enki, che camminano erette su due zampe (l’Homo Erectus africano). Usano gli arti anteriori come braccia, di mani sono provviste. Vivono fra gli animali della steppa. Non sanno cosa sia coprirsi con indumenti. Mangiano piante direttamente con la bocca, bevono l’acqua dei laghi e dei fossati. Ricoperto di peli è il loro corpo, simile alla criniera di un leone sono i capelli del loro capo. Competono con le gazzelle, si divertono con le creature di cui brulicano le acque! Con immenso stupore i capi ascoltavano le parole di Enki. Mai prima si è vista una creatura simile nell’Eden! Così disse Enlil incredulo. Eoni fa, su Nibiru, i nostri antenati avrebbero potuto essere come loro! Così affermò Ninmah. E’ un Essere, non una creatura! Aggiunse ancora Ninmah. Osservarlo deve essere eccitante! Enki li condusse nella Casa della Vita; alcuni di questi esseri erano rinchiusi in solide gabbie. Balzarono in piedi alla vista di Enki e degli altri, sulle sbarre della gabbia battevano i pugni. Grugnivano e soffiavano; non pronunciavano parola. Sono Maschio e Femmina! Così disse Enki; hanno l’organo maschile e quello femminile. Procreano come noi, che veniamo da Nibiru. Ningishzidda, mio figlio, ha testato la loro essenza Essenza della Creazione (gli ha fatto un’esame del DNA). E’ simile alla nostra, è intrecciata come due serpenti. Quando la loro essenza sarà combinata con la nostra, il nostro segno resterà su di loro. Sarà così creato un Lavoratore Primitivo! Comprenderà i nostri ordini. Userà i nostri attrezzi, eseguirà in vece nostra il lavoro faticoso degli scavi. Nell’Abzu porterà sollievo agli Annunaki! Così diceva Enki, in preda all’entusiasmo; con foga pronunciava queste parole. Enlil ascoltava titubante: la faccenda è di grande importanza! Sul nostro pianeta la schiavitù è stata abolita da ormai molto tempo, gli strumenti sono nostri schiavi, non altri esseri! Tu vuoi creare una nuova creatura, una mai prima d’ora esistita. La Creazione è solo nelle mani del Padre di Tutto il Principio (Dio)! Così Enlil manifestava il proprio dissenso; le sue parole erano gravi. Così Enki replicò al fratello: il mio progetto prevede aiutanti, non schiavi! L’Essere esiste già! Così affermò Ninmah. Il progetto mira a migliorarne le capacità! Non una nuova creatura, bensì una che esiste già; fatta soltanto più a nostra immagine! Così Enki disse con tono persuasivo. La si può ottenere mediante piccoli cambiamenti, è necessaria solo una goccia della nostra essenza! E’ una faccenda molto seria, non mi convince! Così diceva Enlil. E’ contro le regole del viaggiare da pianeta a pianeta. Fu proibita dalle regole per la discesa sulla Terra. Ottenere l’oro, quello era il nostro scopo; il nostro scopo non era quello di sostituire il Padre di Tutto il Principio! Dopo che Enlil ebbe così parlato, Ninmah fu colei che rispose: Fratello mio! Così disse Ninmah a Enlil. Di saggezza e discernimento il Creatore di Tutto il Principio ci ha dotati. Per quale scopo siamo stati creati così perfetti se non per sfruttare queste nostre qualità al meglio? Di saggezza e discernimento il Creatore di Tutto il Principio, la nostra essenza ha riempito. Affinchè la sfruttassimo nel modo migliore; non è forse questo il nostro destino? Queste parole rivolse Ninmah a suo fratello Enlil. Con ciò che ci è stato concesso nella nostra essenza, abbiamo perfezionato strumenti e carri. Con le Armi del Terrore (bombe nucleari) abbiamo frantumato le montagne, con l’oro stiamo risanando i cieli! Così diceva Ninurta alla madre che gli aveva donato la vita. Che la nostra saggezza crei nuovi strumenti, non nuovi esseri! Che la fatica sia alleviata da nuovi strumenti, non da esseri schiavi! Laddove ci porta il nostro discernimento, ecco a cosa siamo stati destinati! Così diceva Ningishzidda, in pieno accordo con Enki e Ninmah. Qualunque sia la nostra conoscenza, non possiamo evitarne l’uso! Così disse Ningishzidda. Il Destino, invero, non lo si può alterare, dal Principio alla Fine è stato stabilito! Così parlava loro Enlil. E’ stato il Destino, oppure il Fato a condurci su questo pianeta, per estrarre l’oro dall’acqua? Per sfruttare gli Annunaki facendoli scavare, per progettare di creare un Lavoratore Primitivo? Questo, gente mia, è il quesito a cui rispondere! Così, diceva Enki grave. E’ Destino o è Fato? Questo è quanto dobbiamo stabilire. E’ stato decretato dal Principio o è stata una nostra scelta? Decisero di sottoporre la questine ad Anu; Anu presentò la questione al Consiglio. Gli anziani, i saggi e i comandanti vennero consultati. Le discussioni furono lunghe e accese; si parlò di Vita e Morte, di Fato e di Destino. Ci può essere un altro modo per estrarre l’oro? La sopravvivenza stessa è in pericolo! Se si deve estrarre l’oro che sia creato l’Essere! Così decise il consiglio. Che Anu rinunci alle regole dei viaggi planetari, che Nibiru sia salvo! La decisione venne irradiata sulla Terra dal palazzo di Anu; Enki se ne rallegrò. Che Ninmah sia la mia aiutante, lei ha conoscenza di queste cose! Così disse Enki, fissando Ninmah con desiderio. Che così sia! Replicò Ninmah. Che così sia! Concluse Enki. Ennugi comunicò la decisione agli Annunaki nell’Abzu: Dovete tornare spontaneamente al lavoro fino a quando l’Essere non sarà creato! Così disse. Vi fu delusione; non vi fu però ribellione; al lavoro gli Annunaki fecero ritorno. Nella Casa della Vita, nell’Abzu, Enki spiegava a Ninmah come creare l’Essere. Condusse Ninmah in un luogo fra gli alberi, era un luogo pieno di gabbie. Nelle gabbie erano rinchiuse strane creature, nessuno aveva mai visto creature simili allo stato brado: le membra anteriori erano di un tipo, le membra posteriori appartenevano a un’altra creatura. Enki mostrò a Ninmah creature di due tipi, dalle loro essenze unite! Fecero ritorno alla Casa della Vita, Ninmah venne condotta in un luogo puro che rifulgeva di luce. Nel luogo puro Ningishzidda spiegò a Ninmah i segreti dell’essenza di vita. Di come si può combinare l’essenza di due specie a lei mostrò. Le creature nelle gabbie di rami d’albero sono invero anomale, mostruose! Così esclamò Ninmah. E’ vero! Le rispose Enki. Per questo abbiamo bisogno di te, perché tu le renda perfette! Come combinare le essenze, di quanta di una e quanta dell’altra mettere insieme. In quale grembo dare il via al concepimento, quale grembo dovrà procreare? Per farlo si deve far ricorso alla tua conoscenza delle arti curative e di soccorso. E’ necessaria la conoscenza di colei che ha partorito, di una madre! Un sorriso illuminò il volto di Ninmah; ben si ricordava delle due figlie avute da Enki. Con Ningishzidda esaminò le formule sacre che sul ME erano tenute segrete. Gli chiese come questo e quello erano fatti. Esaminò le creature rinchiuse nelle gabbie, contemplò le creature a due zampe. Le essenze sono trasmesse da un maschio che feconda una femmina. I due filamenti intrecciati si separano e si combinano così da creare un discendente (la fecondazione induce una fusione dei nuclei di spermatozoo ed ovulo, dando vita ad uno zigote, con DNA di un lato maschile e l’altro femminile). Che un maschio Annunaki ingravidi una femmina bipede, che possa nascere una combinazione dei due generi! Così disse Ninmah. Abbiamo già fatto questa prova, ma senza successo! Così le rispose Enki. Non c’è stato alcun concepimento, non c’è stata alcuna nascita! Questo è ora il racconto di come venne creato il Lavoratore Primitivo, e di come Enki e Ninmah forgiarono l’Essere con l’aiuto di Ningishzidda. Bisogna tentare di combinare le essenze in un altro modo. Così disse Ninmah. Bisogna trovare un altro modo per combinare i filamenti delle due essenze. Quello che è parte della Terra non deve essere danneggiato. Deve essere forgiato così da ricevere per gradi la nostra essenza. Si può tentare di ottenerlo solo poco per volta dalle formule del ME dell’essenza di Nibiru! In un contenitore di cristallo Ninmah preparava una mistura, dolcemente vi depose l’ovulo di una femmina bipede. Fecondò l’ovulo con il ME che conteneva il seme degli Annunaki (fecondazione in vitro). Reinserì l’ovulo nel grembo della donna bipede (inseminazione artificiale). Questa volta vi fu concepimento, una nascita era davvero imminente! I capi attesero l’epoca prevista per la nascita, con i cuori trepidanti attendevano il risultato. Il momento tanto atteso giunse, ma non vi fu nascita! Disperata, Ninmah praticò un taglio (parto cesareo), con le pinze estrasse ciò che era stato concepito. Era un essere vivente! Di gioia Enki urlò. Ci siamo riusciti! Così esultò Ningishzidda. Nelle sue mani Ninmah teneva il neonato, ma lei non esultava: la cretura appena nata era tutta ricoperta di peli, le membra anteriori erano simili a quelle delle creature della Terra. Le membra posteriori erano più simili a quelle degli Annunaki. Lasciarono che la femmina bipede allattasse il piccolo, che lo nutrisse con il suo latte. La creatura cresceva rapidamente, un giorno di Nibiru era un mese nell’Abzu. Il figlio della Terra divenne più alto, non somigliava però agli Annunaki. Le sue mani non erano adatte a tenere in mano strumenti, il suo parlare era soltanto un grugnito! Dobbiamo riprovare ancora una volta! Così disse Ninmah. La mistura deve essere modificata. Che io metta alla prova il ME, che io possa provare con questo o quel ME! Assistita da Enki e Ningishzidda, il procedimento venne ripetuto. Ninmah esaminò accuratamente le essenze nel ME. Da una ne prelevò un frammento, da un’altra ne prelevò un altro. Poi nel contenitore di cristallo fecondò l’ovulo di una femmina terrestre. Vi fu il concepimento, al momento giusto vi fu la nascita! Questa creatura somigliava di più agli Annunaki. La fecero allattare dalla madre, attesero che la creatura appena nata si sviluppasse. Il suo aspetto era affascinante, le sue mani forgiate per tenere strumenti. Controllarono i suoi sensi, scoprirono che non funzionavano. Il neonato della Terra non era in grado di sentire, la sua vista era incerta. Molte volte ancora Ninmah modificò la mistura (ricodificò la sequenza del DNA), mille frammenti prese dalle formule del ME. Un Essere aveva piedi paralizzati, un altro stillava seme. Un altro aveva mani tremanti, un altro ancora aveva il fegato che mal funzionava. Uno aveva mani troppo piccole per raggiungere la bocca, un altro aveva i polmoni non adatti alla respirazione. Enki era deluso dei risultati. Non riusciamo a ottenere un Lavoratore Primitivo. Così diceva Ninmah. Con questi esperimenti tento di scoprire in questi Esseri ciò che è buono e ciò che non lo è! Così disse Ninmah a Enki. Il mio cuore mi sprona a proseguire. Ancora una volta preparò la mistura, ancora una volta il neonato non era perfetto. E se il difetto non fosse nella mistura? Così le chiese Enki. E se l’impedimento non fosse né nella femmina, né nelle essenze? Forse manca proprio ciò di cui la Terra stessa è fatta? Non usare contenitori fatti con i cristalli di Nibiru, plasmali con l’argilla della Terra! Queste parole rivolse Enki a Ninmah, illuminato da grande saggezza. Forse è necessaria la mistura stessa della Terra, la mistura di oro e rame! Così Enki, Colui Che Conosce le Cose, la incitò a utilizzare l’argilla dell’Abzu. Nella Casa della Vita Ninmah creò un contenitore, con l’argilla dell’Abzu lo forgiò. Gli dette la forma di un bagno purificatore, così da creare al suo interno la mistura. Dolcemente introdusse nel contenitore di argilla l’ovulo di una femmina terrestre, di una femmina bipede. Introdusse nel contenitore l’essenza della vita estratta dal sangue di un Annunaki. L’essenza fu creata in base alle formule del ME; frammento dopo frammento venne aggiunta nel contenitore. Poi depose l’ovulo così fecondato nel grembo di una femmina terrestre. Ecco il concepimento! Ninmah annunciò con gioia. Attesero il momento previsto per la nascita. Al momento previsto la femmina terrestre entrò in travaglio. Stava nascendo una creatura, un neonato! Con le sue stesse mani Ninmah estrasse la creatura: era un maschio! Nelle sue mani teneva il bambino, ne esaminò l’aspetto; era l’immagine stessa della perfezione. Nelle sue mani teneva il bambino; Enki e Ningishzidda erano presenti. I tre capi scoppiarono in risate gioiose. Enki e Ningishzidda si congratulavano l’uno con l’altro dandosi gran manate sulle spalle. Enki abbracciò e baciò Ninmah. Le tue mani lo hanno forgiato! Enki le disse con gli occhi scintillanti. Affidarono la creatura alla madre affinchè lo allattasse; cresceva più rapidamente di quelle su Nibiru. Di mese in mese il bambino compiva progressi, crebbe costantemente fino a svilupparsi. I suoi arti erano perfetti, ma non sapeva parlare. Non sapeva parlare, emetteva solo grugniti e mugolii! Enki riflettè sul problema, esaminò tutte le fasi della creazione, ripensò alla mistura. Di tutto ciò che abbiamo provato e modificato, solo una cosa non è mai cambiata! Così disse a Ninmah: L’ovulo fecondato è sempre stato impiantato nel grembo di una femmina terrestre. Forse questo è l’ultimo ostacolo! Così disse Enki. Ninmah guardò Enki, lo osservò con sconcerto. In verità di cosa parli? Da lui esigeva una risposta. Parlo del grembo materno! Così le rispose Enki. Di colei che nutre l’ovulo fecondato, di colei che dà la nascita. Perché abbia le nostre sembianze, forse è necessario il grembo di una femmina Annunaki! Il silenzio calò nella Casa della Vita; Enki pronunciava parole mai dette prima! Si osservarono l’un l’altro, per capire cosa ciascuno pensasse in cuor suo. Le tue parola sono sagge, fratello mio! Disse infine Ninmah. Forse la mistura giusta è stata inserita nel grembo sbagliato. Dove è dunque la femmina Annunaki che offrirà il suo grembo? Per creare forse il Lavoratore Primitivo, per portare forse nel proprio grembo un mostro? Così domandava Ninmah con voce tremante. Che io chieda questo sacrificio a Ninki, la mia sposa! Così diceva Enki. Che sia convocata alla Casa della Vita, che le sia esposto il problema. Stava per andarsene, quando Ninmah gli pose la mano sulla spalla: No! No! Così Ninmah supplicò Enki. Io ho creato le misture, a me spettano sia la ricompensa che i rischi! Sarò io a offrire l’utero Annunaki, per affrontare il fato nel bene e nel male! Enki chinò il capo, dolcemente la abbracciò. Che così sia! Così le disse. Prepararono ancora una volta la mistura nel contenitore di argilla. L’ovulo di una femmina terrestre combinarono con l’essenza di un maschio Annunaki. Enki inserì l’ovulo così fecondato nell’utero di Ninmah; vi fu concepimento! Quanto durerà la gravidanza, così concepita con una mistura? Così si interrogavano. Saranno nove mesi di Nibiru, o saranno nove mesi della Terra? Più tardi di quello della Terra, più in fretta di quello di Nibiru giunse il momento del travaglio; Ninmah dette alla luce un maschio! Enki teneva nelle sue mani il bambino; era l’immagine stessa della perfezione. Battè il bambino sul sederino; il bambino emise un bel vagito! Depose il neonato fra le braccia di Ninmah; lei lo tenne fra le mani. Le mia mani l’anno fatto! Così esclamò vittoriosa! Questo è ora il racconto di come questa creatura venne chiamata Adamu, e di come venne creata per lui una femmina, Ti-Amat. I capi esaminarono attentamente il volto e gli arti della creatura. La forma delle orecchie era buona, gli occhi non erano cisposi. Gli arti erano perfetti, quelli posteriori avevano forma di gambe, quelli anteriori avevano forma di mani. Non era irsuto come gli esemplari selvatici, i capelli erano corvini. Liscia era la pelle, era liscia come quella degli Annunaki. Il colorito era come il sangue rosso scuro, era come l’argilla dell’Abzu. Guardarono anche il suo fallo: strana era la sua forma, la parte anteriore era ricoperta da uno strato di pelle (prepuzio). Il suo fallo era diverso da quello degli Annunaki, sul davanti vi era un’escrescenza di pelle! Che quest’organo sia il segno della distinzione fra il terrestre e noi Annunaki. Così disse Enki. Il neonato iniziò a piangere; Ninmah lo avvicinò al seno. Il seno gli offrì; il seno di lei iniziò a succhiare. Abbiamo ottenuto la perfezione! Così esultò Ningishzidda. Enki fissava la sorella; vedeva una madre e suo figlio, non vedeva Ninmah e l’Essere. Gli darai un nome? Così le chiese Enki. E’ un Essere non una creatura! Ninmah posò la mano sul corpo del neonato, con le dita ne carezzò la pelle rosso scura. Adamu lo chiamerò! Così disse Ninmah. Colui che è l’Argilla della Terra, questo sarà il suo nome! Costruirono una culla per il piccolo Adamu, lo deposero in un angolo della Casa della Vita. Abbiamo davvero forgiato il modello di Lavoratore Primitivo! Così esclamò Enki. Ora serve una schiera di Lavoratori come lui! Così rammentò Ningishzidda ai suoi vecchi. Fungerà da modello; per quanto riguarda lui, poiché è il Primo Nato, come tale sarà trattato. Lui stesso sarà protetto dal lavoro, solo la sua essenza fungerà da stampo! Così disse Enki; Ninmah fu molto compiaciuta dal suo decreto. Quale utero ospiterà d’ora in poi gli ovuli fecondati? Così chiese Ningishzidda. I capi rifletterono; Ninmah offrì una soluzione. Dalla sua città, Shurubak, Ninmah convocò le guaritrici, spiegò il compito che veniva loro richiesto. Le condusse alla culla di Adamo, affinchè vedessero con i loro occhi il Terrestre neonato. Non posso obbligarvi a svolgere questo compito! Così Ninmah disse loro. Decidete secondo il vostro volere! Delle femmine Annunaki riunite, sette fecero un passo avanti, sette accettarono il compito. Che i loro nomi vengano ricordati per l’eternità! Così disse Ninmah a Enki. Il loro compito è invero eroico, grazie a loro nascerà una razza di Lavoratori Primitivi! Le sette guaritrici fecero un passo avanti, ciascuna pronunciò il proprio nome; Ningishzidda ne annotò i nomi: Ninimma, Shuzianna, Ninmada, Ninbara, Ninmung, Musardu e Ningunna. Questi erano i nomi delle sette guaritrici che, per loro stesso volere, sarebbero diventate madri. Avrebbero concepito e procreato Terrestri, così da creare Lavoratori Primitivi. In sette contenitori forgiati con l’argilla dell’Abzu, Ninmah introdusse gli ovuli delle femmine bipedi. Estrasse l’essenza vitale di Adamo, frammento dopo frammento la inserì nei contenitori. Poi, nell’organo maschile di Adamo praticò un’incisione, ne fece stillare una goccia di sangue. Che sia un Segno di Vita, che proclami per sempre ciò che la Carne e lo Spirito hanno unito! Schiacciò l’organo per far uscire il sangue; in ciascun contenitore, alla mistura aggiunse una goccia di sangue (questa è una procedura di clonazione). In questa mistura di argilla, i Terrestri saranno così legati agli Annunaki! Così diceva Ninmah, pronunciando una formula magica: Che le due essenze si uniscano a formarne una, una del cielo, una della Terra, che vengano unite. Quella della Terra e quella di Nibiru che siano legate da una parentela di sangue! Queste parole pronunciò Ninmah; le sue parole Ningishzidda annotò. Gli ovuli fecondati vennero così inseriti nell’utero delle eroine madri. Vi fu il concepimento. Con trepidazione si fece il conto del tempo previsto. Al momento previsto vi furono le nascite! Al momento previsto nacquero sette Terrestri di sesso maschile. Le loro caratteristiche fisiche erano perfette, emettevano i giusti vagiti; erano allattati dalle eroine. Sono stati creati Sette Lavoratori Primitivi! Così disse Ningishzidda. Ripetiamo la procedura, altri sette per compiere il lavoro! Figlio mio! Così disse Enki. Nemmeno altri sette saranno sufficienti. Troppo si richiede alle eroine guaritrici, questo loro compito sarà eterno! Invero il compito è faticoso, va ben oltre la sopportazione! Così disse loro Ninmah. Dobbiamo creare anche delle femmine! Così disse Enki. Che siano il complemento dei maschi. Che si possano conoscere per divenire una sola carne. Che possano da soli procreare, che da soli facciano nascere figli. Che possano dare vita ai Lavoratori Primitivi, sollevando da questo compito le eroine Annunaki! Devi cambiare le formule del ME, devi modificarle da maschile in femminile! Così disse Enki a Ningishzidda. Perché sia creata una copia femminile di Adamo, il concepimento deve avvenire nell’utero di una femmina Annunaki! Così replicò Ningishzidda al proprio padre. Enki rivolse lo sguardo a Ninmah; prima che potesse parlare, alzò la mano. Questa volta lasciami chiamare Ninki, la mia sposa! Disse con voce ferma. Se lei acconsente, che sia lei a creare lo stampo per la femmina Terrestre! Convocarono Ninki nell’Abzu, alla Casa della Vita. Le mostrarono adamo, le spiegarono ogni cosa importante. Le fornirono spiegazioni sul compito a lei richiesto, le fecero un resoconto, sia dei successi, che dei pericoli. Ninki ne rimase affascinata. Che così sia! Disse loro. Ningishzidda apportò delle modifiche alle formule del ME, con la mistura un ovulo venne fecondato. Enki lo inserì nell’utero della sua sposa; lo fece con molta delicatezza. Vi fu concepimento; al tempo previsto Ninki entrò in travaglio; ma non ci fu nascita. Ninki contò i mesi, Ninmah contò i mesi. Giunsero al decimo mese, un mese di fato maligno. Ninmah, la Signora la cui Mano ha Aperto Uteri, con un bisturi praticò un’incisione (parto tardivo con cesareo). La sua testa era coperta, sulle mani indossava una protezione. Con perizia praticò il taglio, all’improvviso il suo volto si illuminò: colei che era nell’utero, dall’utero uscì. Una femmina! Una femmina! Esclamò esultante a Ninki. Il volto e gli arti della neonata vennero esaminati con attenzione. La forma delle orecchie era buona, gli occhi non erano cisposi. Gli arti erano perfetti, quelli posteriori avevano forma di gambe, quelli anteriori avevano forma di mani. Non era irsuta come gli esemplari selvatici, i capelli erano di colore della sabbia della spiaggia. Liscia era la pelle, era liscia e del colore di quella degli Annunaki. Ninmah tenne fra le mani la bambina. Le battè sul sederino; la neonata emise un bel vagito! Porse la neonata a Ninki, sposa di Enki, perché fosse allattata, fosse nutrita, fosse cresciuta. Le darai un nome? Enki chiese alla propria sposa. E’ un Essere, non è una Creatura. E’ a tua immagine e somiglianza. E’ perfetta, hai forgiato il modello per le Lavoratrici femmine! Ninki posò la mano sul corpo della neonata, con le dita ne carezzò la pelle. Che il suo nome sia Ti-Amat, la Madre della Vita! Così disse Ninki. Che sia chiamata come il vecchio pianeta dal quale si formarono Terra e Luna. Altre madri verranno forgiate dalle essenze vitali del suo utero. A una moltitudine di Lavoratori Primitivi darà perciò vita! Così diceva Ninki; gli altri pronunciarono parole di approvazione. »

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