Lingua egizia

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La lingua egizia, r n kmt (letteralmente bocca della Terra Nera ossia ciò che si parla lungo le rive del Nilo) è una lingua che appartiene al gruppo linguistico delle lingue afro-asiatiche, imparentata con il gruppo delle lingue berbere e con quello delle lingue semitiche. Le prime testimonianze scritte della lingua dell'Antico Egitto risalgono all'incirca al 3200 a.C. e la lingua sopravvisse fino al V secolo nella forma dell'egizio demotico e fino al medioevo nella forma della lingua copta; la sua lunga durata, oltre quattro millenni, la rende una delle lingue storiche più antiche conosciute agli uomini moderni.

La lingua ufficiale dell'Egitto è attualmente l'arabo, che progressivamente, nei secoli successivi alla conquista arabo-musulmana, sostituì l'egizio e la lingua copta come lingua quotidiana. Il copto viene ancora usato come lingua liturgica nella chiesa cristiana copta.

Indice

Sviluppo della lingua

Gli studiosi raggruppano la lingua egizia in sei grandi suddivisioni cronologiche:

La scrittura ideografica egizia risalirebbe al 3000 a.C. e i testi in essa redatti sono generalmente raggruppati nella denominazione di "egizio arcaico".

L'egizio antico fu parlato per oltre 500 anni, dal 2600 a.C. in poi. L'egizio medio fu parlato a partire circa dal 2000 a.C. per altri 700 anni, fino all'apparire dell'egizio tardo; sopravvisse ancora fino ai primi secoli dell'era cristiana come lingua scritta, in modo simile al latino durante il Medioevo. Il demotico apparve intorno al 650 a.C. e sopravvisse come lingua scritta fino al V secolo d.C.. Il copto, il cui dialetto bohairico è tuttora utilizzato dalle chiese cristiane egiziane, apparve nel IV secolo e sopravvisse come lingua scritta di uso corrente fino al XIV secolo e probabilmente fu utilizzato ancora come lingua parlata nelle campagne ancora per qualche secolo. L'arabo rimpiazzò gradualmente il copto parlato e venne utilizzato come lingua dell'amministrazione politica musulmana da subito dopo le invasioni arabe del VII secolo.

L'egizio antico, medio e tardo utilizzavano la scrittura geroglifica e quella ieratica. Dalla scrittura ieratica deriva anche quella utilizzata per il demotico, la cui apparenza è vagamente simile alla moderna scrittura araba, sebbene non ci sia alcuna parentela. Il copto fu scritto utilizzando l'alfabeto copto, una forma modificata dell'alfabeto greco, con alcuni simboli presi in prestito dal demotico per i suoni che non comparivano nel greco antico.

Struttura della lingua

L'egizio presenta diverse caratteristiche proprie delle lingue afroasiatiche.

È formato da parole con radici prevalentemente triconsonantiche (come /nfr/ ("bello"). Sono tuttavia presenti anche termini con radici biconsonantiche, come per esempio il suono /r'/ ("sole"; l'apostrofo indica una fricativa faringale sonora), e alcuni con un numero di consonanti ancora maggiore, ad esempio cinque come /sxdxd/ ("essere sotto-sopra").

Le vocali e le altri consonanti venivano poi aggiunte alla radice per dare origine alle parole della lingua, in modo simile a quanto tuttora avviene nell'arabo o nell'ebraico. Nella maggior parte dei casi ignoriamo quali fossero le vocali aggiunte, in quanto l'egizio, in modo analogo alle lingue afro-asiatiche moderne, non scriveva le vocali: di conseguenza, il termine "ankh" potrebbe significare "vita", "vivere" o "vivendo". Nella moderna trascrizione, "a", "i" e "u" rappresentano delle consonanti egizie: per esempio il nome di Tutankhamen era scritto in egiziano come "twt 'nkh ymn" (l'apostrofo rappresenta sempre una fricativa faringale sonora). Gli esperti hanno attribuito a questi segni dei suoni generici, per imitarne idealmente la possibile pronuncia originale. Si tratta tuttavia di una convenzione e non della pronuncia effettivamente utilizzata, come molti credono.

Fonologicamente, l'egizio differenziava consonanti bilabiali, labiodentali, alveolari, palatali, velari, uvulari, faringali e glottali, in una distribuzione simile a quella dell'arabo.

L'ordine delle parole è "Verbo-Soggetto-Oggetto"; laddove noi scriveremmo "l'uomo apre la porta" (Soggetto-Verbo-Oggetto), gli Egizi avrebbero detto "apre l'uomo la porta".

morfologicamente, come in altre lingue semitiche, viene usato il costrutto detto "status constructus" che combina due o più vocaboli: in questa trasformazione il primo vocabolo subisce spesso variazioni (ad esempio una -h finale diventa -t nei nomi femminili e in mlkt shba ("la regina di Saba"), mlkt è la trasformazione dal termine mlkh.

Inizialmente non erano conosciuti gli articoli, né quelli per "il", né quelli per "un"; le forme più tarde utilizzarono invece a questo scopo le parole /p3/, /t3/ e /n3/ (dove il segno "3" sta per il suono emesso con il colpo di glottide).

Erano utilizzati due soli generi grammaticali, il maschile e il femminile, in modo analogo a quanto oggi accade nelle lingue romanze e nell'irlandese; erano inoltre utilizzati tre numeri grammaticali e come molte altre lingue afro-asiatiche, si differenziavano forme singolari, plurali e duali. Infine in una frase come "l'uomo è rosso", la parola "rosso" (dSrt in egizio) si comporta come un verbo predicativo.

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