Abramo

Da Ufopedia.

Abramo ("Padre/Capo di molti", in ebraico אַבְרָהָם Avraham, in arabo ابراهيم Ibrāhīm) è il primo patriarca dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell' Islam. La sua storia è narrata nel Libro della Genesi ed è ripresa nel Corano. Secondo Gen17,5 il suo nome originale era אַבְרָם (Avram), poi cambiato da Dio in Abramo.

L'Islam lo considera antenato del popolo arabo, attraverso Ismaele. L'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam vengono anche dette religioni abramitiche riferendosi alla loro presunta discendenza comune da Abramo.

Non esistono testimonianze della sua esistenza indipendenti dalla Genesi, quindi non è possibile sapere se fu una reale figura storica. Se lo fu, visse tra il ventesimo ed il diciannovesimo secolo avanti Cristo.

Indice

Il racconto biblico

Viaggio di Abramo da Ur a Canaan.

Secondo la Bibbia, Abramo era un pastore che viveva nella città di Ur con la propria famiglia e la moglie Sara. Ormai anziani, Abramo e Sara non erano riusciti ad avere figli. Un giorno Dio parlò ad Abramo ordinandogli di lasciare la sua terra e di dirigersi nel paese che Lui gli avrebbe indicato. Abramo obbedì: radunò la carovana delle sue greggi e i suoi servi e partì con sua moglie e suo nipote Lot. Quando arrivò nel paese di Canaan o Palestina, Dio gli apparve in un luogo chiamato Betel e gli fece la promessa che quella terra sarebbe appartenuta alla sua discendenza.

È curioso notare come Abramo, all'oscuro della legge di Dio, che sarebbe stata dettata nel decalogo a Mosè, fece qualcosa che per un personaggio biblico può sembrare strana: a causa di una carestia, il patriarca fu costretto a recarsi in Egitto. Temendo di essere ucciso e derubato dei suoi beni e di sua moglie dagli egiziani, fece credere alla corte del Faraone che si trattasse non della propria moglie ma di una sorella. Il Faraone, per riguardo a Sara (che la Bibbia descrive come una donna di grande bellezza) fece trattare con ogni onore Abramo, invece di ucciderlo per sottrargli la moglie. Quando il fatto fu scoperto, il Faraone fece allontanare Abramo dall'Egitto.

Abramo tornò nel Neghev dall'Egitto, dove si separò dal nipote Lot, poiché le rispettive mandrie non avevano abbastanza spazio. Lot si trasferì nelle vicinanze della città di Sodoma. Nello stesso luogo dove tempo prima Dio gli parlò, Abramo ebbe una nuova rivelazione da Dio: in lui sarebbero state benedette tutte le genti (cosa che trova il suo compimento nella futura nascita del Messia dai suoi stessi discendenti), gli avrebbe concesso una discendenza numerosa come le stelle del cielo e i granelli di sabbia del mare.

Nella Bibbia è citata una campagna militare alla quale Abramo prese parte per salvare Lot, che era stato preso come prigioniero dai nemici di Sodoma e Gomorra. Abramo riuscì a sconfiggere in battaglia i nemici di Sodoma e recuperare il nipote. In questa occasione appare la figura di Melchisedek, il primo sacerdote di Dio, re di Salem (Gerusalemme), che benedice Abramo al suo ritorno. Molti padri della chiesa vedono in Melchisedek, che offre a Dio il pane e il vino, un presagio dell'Eucarestia istituita da Gesù.

In una nuova visione Dio confermò ad Abramo l'Alleanza, che si sarebbe estesa a tutta la sua discendenza. Sara era sterile ed avanti negli anni, quindi Abram ritenne opportuno avere un figlio con la propria schiava egiziana Agar, che chiamò Ismaele. Ma Dio appare nuovamente ad Abramo tredici anni più tardi, confermando che Sara gli avrebbe dato un figlio legittimo nonostante l'età avanzata, e cambiò (Gen17,5) il nome da אַבְרָם ("Avràm", traslitterato solitamente con "Abram") in אַבְרָהָם ("Avrahàm", traslitterato solitamente con "Abramo") e quello di sua moglie (Gen17,15) Sarai in Sara. (Altre versioni non cattoliche traslitterano il nome originale אַבְרָם con "Abramo" e poi traslitterano il nuovo nome אַבְרָהָם con "Abraamo".) In questa occasione Dio dettò anche il precetto della circoncisione, come segno dell'alleanza di Abramo e della sua casa a Dio.

In seguito, un giorno, Abramo vide davanti alla sua tenda tre uomini e li invitò a riposarsi. Diede loro dell'acqua per lavarsi i piedi e Sara preparò delle focacce e del vitello da mangiare. I padri della chiesa vedono in questi tre viandanti una rivelazione della trinità. Essi si riposarono e mangiarono. Al momento di andare via, assicurarono che Sara, l'anno successivo, avrebbe avuto un figlio. Sara, all'udire queste parole si mise a ridere, perché era troppo vecchia per avere un bambino. Allora i viandanti risposero dicendo che niente è impossibile a Dio. Sul punto di andarsene, i viandanti rivelarono ad Abraham la volontà di Dio di distruggere Sodoma e Gomorra. Abraham intercede allora per i giusti che sarebbero morti insieme agli empi, e ottiene da Dio la promessa che se anche ci fosse stato un solo giusto in tutta Sodoma e Gomorra, egli si sarebbe salvato.

"Abramo sacrifica Isacco" di Laurent de LaHire, 1650
L'anno dopo, a primavera, Sara ebbe un figlio e lo chiamò Isacco, cioè «sorriso di Dio». Quando Isacco era già un ragazzo, Dio mise alla prova Abramo: gli disse di andare su un monte e di sacrificare il suo unico figlio. Abramo, seppur a malincuore, accettò. Mentre legava Isacco per il sacrificio, però, apparve un angelo che disse ad Abramo di non far male a suo figlio e che Dio aveva apprezzato la sua ubbidienza, benedicendolo "con ogni benedizione".

Abramo venne seppellito vicino a sua moglie Sara nel campo di Macpela, vicino a Hebron, nel paese di Canaan, che egli stesso comprò dagli Hittiti come terreno sepolcrale molti anni prima.

Il profeta islamico

Il patriarca biblico, col nome di Ibrāhīm (إبراهيم), è considerato un monoteista (hanīf ) ante-litteram dall'Islam e, come tale, fu sommamente venerato dal profeta Maometto (Muhammad). La sua perfetta "islamicità" consiste nel suo celere ubbidire, senza remora alcuna, all'ordine divino (giuntogli tramite una "visione") di sacrificare il proprio figlio (le tradizioni islamiche si dividono sul nome del figlio, se Isacco/Israele o Ismāˁīl),[1] cosa che lo rendeva un perfetto esempio di muslim, cioè "assoggettato a Dio".

Gran parte del racconto biblico è accolto dall'Islam ma di Ibrāhīm quest'ultimo afferma anche che, su indicazione celeste, egli avrebbe avuto il compito di ricostruire la Ka‘ba dopo il Diluvio Universale. L'incarico sarebbe stato portato a compimento con l'aiuto del figlio Ismāʿīl (avuto dalla schiava Hāgar) e, insieme, essi avrebbero collocato nell'angolo di Sud-Est dell'edificio sacro la Pietra Nera, ultima reliquia dell'originaria costruzione (la cosiddetta "Casa Antica" (al-Bayt al-‘atīq ) fatta calare da Dio direttamente dal Cielo.

Tanta era la venerazione di Muhammad verso Ibrāhīm che egli dette tale nome al figlioletto natogli dal suo connubio con la schiava copta Marya verso la fine della sua esistenza, che gli sarebbe tuttavia premorto mentre era ancora assai piccolo.

La critica storica

Fino a quando la storia dell'antico Israele è stata scritta seguendo come modello il racconto biblico, si è dato per scontato anche che Abramo fosse originario della città di Ur dei Caldei. Questa idea è seguita ancora oggi non solo in ambienti conservatori protestanti ma anche in altri ambiti particolari come la cosiddetta archeologia misteriosa, dove per esempio lo scrittore di fantascienza Zecharia Sitchin, in base a studi personali sulla civiltà sumerica, ha confermato il racconto biblico del viaggio di Abramo da Ur a Harran, ma ha ipotizzato che egli fosse originario di Nippur e che il padre Terah fosse un alto sacerdote del potente dio sumerico Enlil, il cui santuario stava proprio in quella città.

Quando, invece, la critica dei filologi tedeschi ha cominciato a mettere in crisi il modello storico biblico, verso la fine dell'Ottocento, è stato ipotizzato che l'Abramo storico fosse un personaggio originario di Urfa nella Siria settentrionale, o dell'Urartu. Gli argomenti usati per questa ipotesi erano sostanzialmente tre:

Secondo questa ipotesi, Abramo avrebbe seguito le migrazioni generatesi con la forte pressione demografica su terreni che si stavano progressivamente desertificando. Poiché gli Amorrei erano popoli semi-nomadi di cultura pastorale, appariva più probabile e sensata la migrazione dalla Siria del nord alla ricerca di pascoli, piuttosto che dalla opulenta Caldea.

La critica storica recente sembra invece aver definitivamente confinato il personaggio nel mito, negandone una sostanziale veridicità storica, sottolineando tra l'altro come il nome di Abramo non compaia nei testi e nei profeti risalenti al periodo precedente l'esilio di Babilonia, viene invece usato il termine più generico di "padri" per indicare la generazione dell'esodo.

Negli ultimi anni l'orientalista Mario Liverani ha proposto di vedere nel nome Abramo l'eponimo mitico di una tribù palestinese del XIII secolo a.C., quella dei Raham, di cui si è trovata menzione nella stele di Seti I trovata a Bet-She'an e risalente all'incirca al 1289 a.C. [1]. La tribù abitava probabilmente nella zona circostante o vicina a Bet-She'an, in Galilea (la stele infatti si riferisce a lotte avvenute nella zona). Le tribù semitiche seminomadi e pastorali dell'epoca usavano anteporre al proprio nome il termine banū ("figli di"), per cui si ipotizza che i Raham chiamassero loro stessi Banu Raham. Inoltre, molte di esse interpretavano i legami di sangue tra i membri della tribù come una discendenza comune da un antenato eponimo (cioè che ha dato il nome alla tribù), anziché come risultato di legami intra-tribali. Il nome di questo mitico antenato eponimo veniva costruito con il prefisso Abū ("padre") seguito dal nome della tribù; nel caso dei Raham, sarebbe stato Abu Raham, poi divenuto Ab-raham, Abramo.

Il Viaggio di Abramo da Ur a Harran si spiegherebbe come un riflesso retrospettivo della vicenda del ritorno degli ebrei dall'esilio di Babilonia. L'arrivo di Abramo in Palestina e le vicende della sua integrazione tra la popolazione locale dovevano servire da modello per un'integrazione pacifica dei reduci dall'esilio tra le popolazioni della Palestina a loro contemporanea.

Note

1^ La stele recita: «Gli Apiru del Monte Yarumta, insieme ai Tayaru, assaltano la tribù dei Raham». J.B. Pritchard (ed.), Ancient Near Eastern Texts Relating to the Old Testament, p. 255. Princeton, 1955.

Bibliografia

Voci correlate


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